«Terra e lacrime. Cosí nacque la stirpe umana». Un libro luminoso e potente che ci porta nel cuore dei poemi omerici spingendoci a fare i conti con noi stessi. Perché solo chi è capace di piangere può sondare i limiti della propria umanità.
Achille, Agamennone, Diomede, Patroclo, Odisseo, Ettore… nell’Iliade e nell’Odissea, gli eroi leggendari che hanno combattuto le battaglie piú dure e vinto i nemici piú agguerriti non temono di mostrarsi in lacrime. Per disperazione, dolore, rabbia, amore, nostalgia, essi piangono a viso aperto. Senza risparmiarsi. Senza mai provare vergogna. Singhiozzano, gridano, tremano, piangono fino a soffrire la fame, piangono per saziarsi del pianto. Perché in quelle lacrime, come racconta Matteo Nucci in un libro che è viaggio, studio e romanzo, risiede il germe di una passione indomabile. Soltanto gli uomini che hanno la forza di non nascondere le proprie debolezze possono vincere il nemico piú odioso: la paura della propria mortalità.

Matteo Nucci (Roma, 1970) ha tradotto e curato per Einaudi il Simposio di Platone (2009) e pubblicato Le lacrime degli eroi (2013), Achille e Odisseo (2020) e Il grido di Pan (2023); per Ponte alle Grazie, Sono comuni le cose degli amici (2009, finalista al Premio Strega), Il toro non sbaglia mai (2011), È giusto obbedire alla notte (2017, finalista al Premio Strega), L’abisso di Eros. Seduzione (2018); per HarperCollins, Sono difficili le cose belle (2022). Collabora con «il venerdí di Repubblica», «Specchio» de «La Stampa» e «L’Espresso».
